16/12/04

Home Su Spazio Giovani Pubblicazioni In calendario Il "Mercatino" Link "Marevivo" Album foto Echi di Stampa

  Acqua dolce dalle "Favare" di Pantelleria
(di Giorgio Nebbia)

16 Dicembre 2004. Giorgio Nebbia è Professore Emerito di Merceologia dell'Università di Bari, uno scienziato di fama mondiale nei settori dell'energia e dell'ambiente. Egli è anche un convìnto sostenitore della geotermia, e agli inizi della sua attività universitaria si è occupato per alcuni anni, in particolare, del modo in cui il vapore delle fumarole può essere utilizzato per produrre acqua dolce in zone vulcaniche o altre aree ricche di manifestazioni geotermiche di alta temperatura, ma aride e lontane da fonti di approvvigionamento idrico. Il prof. Nebbia ci ha inviato un suo articolo pubblicato lo scorso Agosto sul n° 9 del "Notiziario dell'Unione Geotermica Italiana", in vista di una sperata ripresa dell'interesse per la ricerca e lo sviluppo della tecnologia di utilizzazione del vapore naturale per ottenere acqua dolce in situazioni simili a quelle da lui studiate circa 50 anni fa. Ringraziamo il Prof. Nebbia per averci inviato copia del suo articolo, che siamo ben lieti di poter pubblicare su Pantelleria News, per l'elevato interesse che esso riveste per l'isola e per l'utilizzo delle sue particolari risorse naturali. (ndr)

Premessa

Al fine di ottenere acqua potabile per le zone aride, nell'Istituto di Merceologia delle Università di Bologna e di Bari negli anni 1953-1965 furono condotte ricerche per ricavare acqua dolce dal mare mediante distillatori solari (1) e per condensazione dell'umidità atmosferica (2). Partendo dall'osservazione che molte manifestazioni geotermiche sono costituite da vapore acqueo abbastanza puro, condensabile a contatto con l'aria estema, venne considerata la possibilità di costruire dei condensatori del vapore in zone vulcaniche. Un impianto per ottenere acqua dolce per condensazione del vapore di origine geotermica era stato costruito nel 1930 sull'Etna per il rifornimento idrico dell'Osservatorio Vulcanologico e del Rifugio del CAI a quota 2940 m. Tale impianto forniva un metro cubo di acqua dolce al giorno ed è rimasto in funzione fino al 1962 (3).

Studi ed esperimenti svolti a Pantelleria negli anni dal 1960 al 1970

Negli anni 1962-64, con un contributo finanziario del Consiglio Nazionale delle Ricerche, venne costruito un condensatore del vapore che fuoriesce da numerose favare (*) esistenti sulla Montagna Grande dell'isola di Pantelleria. Non tutte le manifestazioni di vapore di origine vulcanica sono però costituite da vapore acqueo puro; alcune di esse contengono infatti composti dello zolfo o altri gas. Il vapore delle favare, soprattutto di quelle del gruppo della Favara Grande sulla Montagna Grande, a contatto con l'aria si condensa in goccioline d'acqua che, con un primitivo sistema di captazione, da tanto tempo venivano raccolte in piccole vasche scavate nella roccia ed utilizzate per abbeverare gli animali al pascolo. Alla Favara Grande i contadini, per favorire ed aumentare la condensazione del vapore acqueo, ricoprivano le bocche terminali con canne e rami secchi (Fig. 1).

Fig. 1 - Frasche e rami secchi, posti dai contadini del luogo sulla bocca di una delle favare della Montagna Grande di Pantelleria, permettevano di far condensare un po' di acqua che veniva raccolta in una vasca scavata nella roccia ed usata per abbeverare il bestiame.

Dopo  un  sopralluogo fatto nel  Maggio 1963 con alcuni specialisti dell'Enel (fra cui il Dr. Raffaele Cataldi, allora capogeologo nel settore geotermico, ed ora Vice Presidente dell'UGI), e dopo aver controllato che il vapore delle favare di Pantelleria era costituito da vapore acqueo praticamente puro, nell'estate 1963 venne costruito l'impianto di condensazione. Una delle cinque favare della Montagna Grande venne chiusa con cemento nel quale fu lasciato un foro con un tubo. Ad esso fu collegata una serie di tubi di eternit del diametro di 15 cm e della lunghezza complessiva di circa 70 m. Un primo serbatoio venne posto all'uscita della favara, un secondo all'estremità del primo dei tubi di eternit; da tale serbatoio un secondo tubo di eternit portava il vapore al terzo serbatoio. Da ciascuno dei tre serbatoi usciva un tubo di ferro che portava l'acqua condensata ad una fontana che alimentava una vasca (Figure 2, 3 e 4).
 

L'acqua arrivava alla fontana ad una temperatura fra 75 ed 85 °C. L'insieme non era molto soddisfacente perché, per protezione, i tubi erano stati in parte interrati e quindi il raffreddamento era solo parziale. Dal serbatoio finale (vedi Fig. 3) sfuggiva pertanto del vapore non condensato in quantità stimata equivalente ad almeno 8 litri all'ora di acqua liquida. La produzione di acqua dolce si aggirava intorno a 40-60 litri all'ora, in media circa 1 metro cubo al giorno, ed era maggiore d'inverno quando la temperatura dell'aria esterna era più bassa. L'acqua era praticamente priva di sali e con soddisfacenti caratteri organolettici.

La quantità di acqua condensata era modesta, ma rappresentava comunque da 1/25 a 1/30 dell'acqua allora (anno 1963) trasportata nell'isola con navi cisterne. Fu calcolato che, se fosse stato realizzato un sistema di condensazione del vapore di tutte le favare del solo gruppo della Favara Grande, tutte vicine fra loro, sarebbe stato possibile ottenere circa 300 litri/ora, pari a circa 2.500 metri cubi all'anno di acqua dolce. Si consideri che il vecchio dissalatore in funzione per molti anni aveva una capacità produttiva di 20 litri al secondo (1.000-1.500 metri cubi al giorno) e che un nuovo distillatore è stato progettato nel 2003 per una produzione di 40 litri al secondo.

La prospettiva di un migliore impianto di condensazione del vapore geotermico delle favare sembrava favorevole perché la valle è collegata, attraverso una gola e sempre in discesa, con le frazioni di Scauri e Rakale, i cui fabbisogni idrici avrebbero potuto essere almeno in parte soddisfatti da questa acqua. Il piccolo impianto rimase in funzione alcuni anni e l'acqua dolce della vasca venne usata per abbeverare le pecore che pascolavano nella zona. Da quanto seppi verso la fine degli anni '60 dal sig. Giuseppe Getti, che aveva costruito materialmente il sistema di condensazione e che visitava ogni tanto l'impianto, la tubazione si è rotta dopo 5-6 anni e la vasca fu abbandonata. Da allora, non ho più visitato Pantelleria e non mi pare che sia stato ricordato questo esperimento.
 

Fig. 2 - 1 tre serbatoi di condensazione del vapore delia favara, costruiti nel 1963; il primo serbatoio a sinistra era sulla bocca della favara.

Fig. 3 - Schema delle tubazioni di condensazione e raccolta dell'acqua condensata che veniva avviata ad una vasca poco sottostante.

Fig. 4 - Vasca dì raccolta dell'acqua dolce ottenuta per condensazione del vapore della favara. Veniva alimentata con circa un metro cubo di acqua al giorno e l'acqua era prelevata come acqua potabile dagli abitanti delle vicinanze ed usata anche per abbeverare il bestiame.

Apparve una breve notizia sul giornale locale "II Panteco" (anno 2°, n° 4, Maggio 1976), e l'impianto era mostrato in alcune cartoline illustrate vendute nell'isola. Il sig. Getti morì molti anni fa, ed alla sua memoria dedico questo breve ricordo di una collaborazione molto efficace ed utile, e di una cordiale amicizia. L'esperimento venne descritto in due articoli (1) e (2), ora quasi introvabili, e in un libro (4). I dettagli dello studio e altri documenti e informazioni si trovano nel fondo "Giorgio e Gabriella Nebbia", presso la Fondazione Luigi Micheletti, Via Cairoli 9, 25122 Brescia. In varie altre parti dell'isola di Pantelleria si hanno manifestazioni di vapore acqueo, ma più modeste e non suscettibili d utilizzazione per ottenere acqua dolce con un sistema simile a quello della Favara Grande. Durante i sopralluoghi a Pantelleria furono anche installati dei distillatori solari. Su una delle sorgenti di acqua tiepida esistenti lungo la costa di Pantelleria era stata anche posta una lastra di vetro, come superficie di condensazione del vapore sottostante: una specie di distillatore alimentato dal vapore sollevato dall'acqua calda della sorgente naturale. Non si fece però in tempo a completarne la costruzione.

Studi ed esperimenti svolti nei primi anni 1960 nelle Isole Eolie: cenni

Sulla base di un sopralluogo fatto a Vulcano, nelle Isole Eolie, nel 1963 è stato osservato che esistono manifestazioni di vapore acqueo (fumarole) all'interno del cratere del vulcano, ma si tratta di vapore acqueo contaminato da composti solforati.

Conclusioni

Oltre a quelle citate di Pantelleria e Vulcano, in Italia esistono numerose altre manifestazioni di vapore geotermico suscettibili di fornire, per condensazione, acqua dolce per l'approvvigionamento idrico di isole o zone povere di acqua. Pertanto, tenendo conto delle migliori tecnologie di condensazione oggi disponibili, e considerando i costi molto limitati di ricerca e costruzione di piccoli impianti in zone isolate o lontane dalle fonti di approvvigionamento idrico, varrebbe a parere mio senz' altro la pena di rilanciare gli studi e gli esperimenti per questo tipo di utilizzazione dell'energia geotermica in zone aride ma ricche di manifestazioni naturali.

(*) "Favara" è un termine locale con cui gli abitanti di Pantelleria designano le fumarole e gli steaming grounds vulcanici dell'isola.

Bibliografìa
II problema dell'ottenimento di acqua dolce potabile da fluidi geotermici, è stato analizzato, senza alcun accenno agli esperimenti dell'Etna e di Pantelleria, da Armstead nel 1967 (5). Non conosco altre citazioni.
(1) G. Nebbia, "Stato attuale delle tecniche di dissalazione e prospettive di impiego in Sicilia", Annali della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Messina, 4, (2), 31-75 (1966)
(2) G. Nebbia, "Unconventional water supply systems", in: "International Conference on Water for Peace, Washington, May 1967", P/200, Vol. 3, p. 468-478.
(3) G. Ponte, "II vulcarolo dell'Etna e l'utilizzazione del suo vapore acqueo", Bollettino dell'Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, fascicolo 57, 1927; "II vapore acqueo del vulcarolo, utilizzato per l'alimentazione idrica dell'Osservatorio Etneo", Atti dell'Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, Serie 5, voi. 18, 1931.
(4) G. Nebbia, "II problema dell'acqua", Bari, Cacucci, 1969, p.148-150.
(5) H.C.H. Armstead, "Fresh water from geothermal fluids", in: "International Conference on Water for Peace, Washington, May 1967", P/673.


Questa pagina è stata aggiornata il 16/12/04
Webmaster e redattore responsabile: Guido Picchetti

Add Me!La tua guida turistica italiana